Centrale a biogas di Racale – Dibattito pubblico

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Ieri sera ho partecipato al dibattito pubblico presso il Comune di Racale sulla centrale a biogas.

Purtroppo, causa problemi con la mia voce e il dilungarsi oltre le mie previsioni degli interventi, non ho potuto dire la mia in quel contesto. Ha esposto alcune problematche oggettive da noi individuate l’Ing. Alberto Stefani.

Probabilmente, vista la necessaria brevità degli interventi, forse è stato meglio così.

Alcune risposte tecniche alle osservazioni di ieri, cerco di darle in questo post. Non ho potuto seguire le risposte del rappresentante della Sansenergy Racale S.r.l.. Per quello che posso e che sono le mie competenze cerco di dare alcune risposte dal mio punto di vista. In quanto le informazioni dovrebbero essere più possibile vicine alla realtà.

Faccio un esempio, i casi di infezioni mortali di escherichia coli in Germania sono solo una ipotesi, una delle migliaia che giravano in quel periodo. In realtà la causa non è stata individuata, le infezioni sono passate e gli sversamenti continuano. Questo vuol dire che tale ipotesi non ha avuto molto credito nella comunità scientifica e si è smentita a sola.

Il problema dei clostridi è vero a metà, nel senso che non è ancora dimostrato in modo ineccepibile che sia vero. Tuttavia, la comunità scientifica è orientata verso il plausibile e, per il principio di precauzionalità, si è preferito evitare che in un’area protetta, come quella del Parmigiano, qualcosa potesse andare storto.

Questa notizia l’ho riportata anch’io nella mia relazione. Fa parte dell’aumentato rischio ambientale di cui tener conto quando si fanno le valutazioni.

Il triticale non altera la qualità del grano coltivato negli stessi terreni o in quelli limitrofi.

E’ vero che è un incrocio (anno 1875) tra grano e segale, ma non può avvenire in natura se non in eventi rarissimi e darebbe origine a una pianta sterile o poco fertile. Ma se avvenisse in natura non ci sarebbe da meravigliarsi, in quanto questo è uno dei processi che utilizza la natura per dar luogo alla formazione di nuove specie. Il triticale è un incrocio creato in laboratorio e, per renderlo effettivamente una specie diversa, quindi fertile, gli embrioni devono essere trattati (colchicina). La possibilità che questa specie possa a sua volta incrociarsi con il grano naturalmente e che possa dare luogo ad una nuova specie fertile è praticamente impossibile. Non è mai stato utilizzato nel Salento in quanto, la sua farina non si adatta alla panificazione e alla produzione di pasta. Insomma, non avrebbe mercato. Dove viene coltivato in Italia, è usato come foraggio per gli animali. Nel nord Europa è una scelta obbligata.

Un altro caso? Lo spandimento sul terreno del digestato.

Si è gridato allo scandalo, ci si è chiesti se è vero che non puzza, il rischio batteri dovuti alle temperature basse del reattore…

Per quel che riguarda i batteri non è solo la temperatura a creare l’ambiente ostile ma tanti altri fattori. Nelle condizioni interne del reattore sopravvivono solo poche specie, in genere innocue e già presenti nei terreni in quanto tipiche della pancia dei ruminanti che nel loro intestino producono elevate quantità di metano. Spesso il loro sterco è utilizzato come innesco del reattore. Infatti, prima abbiamo detto che sopravvivono solo gli sporigeni che hanno un guscio molto resistente e non è possibile eliminarli neanche a temperature elevatissime (oltre i 1.000 °C), basti pensare che sono state isolate spore attive nella lava dei vulcani.

Io penso che bisogna sempre vedere da dove si parte per vedere se il cambiamento è in positivo o in negativo.

Oggi, la situazione è che la sansa viene comunque dispersa sui terreni… e non profuma davvero! Lo stesso accade per l’acqua di vegetazione. Inoltre, poiché i terreni per spandere la sansa (ha norme più restrittive rispetto al digestato) non bastano, viene bruciata di notte senza alcun controllo liberando diossina e altre sostanze altamente nocive. L’acqua di vegetazione in eccesso rispetto ai terreni disponibili, viene scaricata, sempre abusivamente, nei pozzi, inquinando gravemente la falda superficiale. Non è comportamento di tutti ma succede.

Lo scenario di oggi non è certo meno degradante di quello di domani col digestato ma oggi nessuno grida allo scandalo per quello che succede.

Inoltre, la quantità di anidride carbonica immessa nell’ambiente, non cambia con la presenza della centrale. Infatti, la sansa, digerita e decomposta dai batteri, viene comunque trasformata in CO2. La filiera corta serve proprio a questo, si brucia la biomassa cresciuta sul posto catturando CO2, la quale ritorna in circolo con un bilancio complessivo pari a zero. Quindi non è vero che la centrale immette nell’aria CO2.

Tante altre cose sono state dette che servono solo a confondere le idee alle persone che ascoltavano.

Ma, allora, la centrale si deve fare? Ahimè, no! No per come è ora il progetto.

Non per i motivi riportati nella riunione di ieri sera, dove si è dipinto un Salento scevro di problemi. Dove i problemi nasceranno con la centrale.

La centrale presenta delle criticità tecniche che, se risolte, può diventare ad emissioni sicuramente più basse rispetto al disastro ambientale attuale causato dai frantoi che si liberano in modo non proprio legale degli scarti di lavorazione.

Altra lacuna nel progetto è la mancanza di un equa distribuzione dei benefici a fronte di un aumentato rischio ambientale. Infatti, non si muore solo di cancro, si muore anche di povertà, di ambienti degradati dove tutto è permesso, dove non si hanno soldi per pagarsi le medicine o un buon medico, dove la viabilità è disastrata. Alla fine occorre ottenere un beneficio, altrimenti è meglio non cambiare.

Attualmente, la società Sansenergy Racale S.r.l., si è detta disponibile ad accogliere suggerimenti atti a migliorare la sicurezza dell’impianto e anche sulla condivisione dei benefici.

Non credo che alla fine si raggiungeranno gli standard qualitativi da noi richiesti. Probabilmente alla fine dei colloqui ognuno andrà per la sua strada. Noi per il “no” e loro per il “sì” alla centrale.

Tuttavia vi è la possibilità che la centrale si possa trasformare da fardello a occasione di crescita per Racale e comuni vicini. E, vista la situazione economica attuale, ritengo che bisogna crederci fino in fondo, naturalmente senza concedere alcuno sconto a scapito della popolazione.

Inviterei tutti ad informarsi, a porre domande sui dubbi ma non date per scontato che ciò che si trova su internet sia sempre attendibile.

Dr. Giovanni Palese

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One thought on “Centrale a biogas di Racale – Dibattito pubblico

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