Continuiamo il nostro viaggio nel mondo dei rifiuti e speriamo, che alla sua fine, riusciremo a farveli vedere un po’ meno sporchi di quello che sono oggi!
In due articoli precedenti ci siamo occupati dell’organizzazione aziendale e dei piccoli accorgimenti che, da una parte, possono portare ad un non trascurabile risparmio nella gestione dei rifiuti e dall’altra, possono essere alquanto educativi e con risvolti sociali apprezzabili.
Oggi ci occuperemo di TARES, la nuova tassa sui rifiuti.
Il metodo di tassazione:
La tassazione sullo smaltimento e riciclo dei rifiuti solidi urbani (RSU), prevede una proporzionalità in base alla superficie occupata, coperta e scoperta, da cui possano avere origine rifiuti. Viene stabilita una tariffa alla quale, mediante apposito regolamento, si possono prevedere sconti ed esenzioni. Si prevede la possibilità di agire con sconti incentivanti verso gli individui che riciclano, attraverso premi che possono essere erogati in varie forme: dallo sconto sulla tassa alla elargizione di buoni spesa o addirittura con denaro contante. Queste forme incentivanti, la cui applicazione non è obbligatoria, sono state ignorate in quasi tutto il Salento.
Il metodo di tassazione prevede che gli importi totali derivanti dalla tassa sui rifiuti devono coprire integralmente i costi di tale servizio e di quelli correlati. Pertanto ciò che viene riscosso dalla tassa sui rifiuti, andrebbe destinato a coprire le spese del servizio. Tuttavia accade che, poiché tali somme riscosse non sono vincolate a tale spesa, si finisce sempre che vengono spesi per altro e i rifiuti restano senza fondi.
Chi già copriva l’intero servizio, non avrebbe dovuto avere aumenti. In realtà è previsto un aumento della tariffa in ogni caso che andrà da 0,30 € a 0,40 € al m2.
La TARES prevede anche la possibilità di una tariffa avente natura corrispettiva, in luogo del tributo per quei comuni che hanno realizzato sistemi di misurazione puntuale della quantità di rifiuti conferiti al servizio pubblico.
Le nostre considerazioni:
Fermo restando che ancora una volta la legge è stata scritta da chi non conosce il problema rifiuti, ma semplicemente da contabili, i costi per la gestione dei rifiuti sta diventando un costo di rilievo per una famiglia media. Quindi, a maggior ragione non è più rimandabile una gestione economicamente ed eticamente corretta dei RSU.
In effetti un sistema perfetto dovrebbe prevedere di far pagare il costo del servizio sulla base dei rifiuti prodotti effettivamente e non differenziati. Questo avrebbe l’effetto di aumentare l’attenzione delle persone già sugli acquisti, indirizzandoli su quei prodotti più attenti all’uso di imballaggi e componenti riciclabili. Le leggi prevedono già certificazioni per quei prodotti che sono composti da materiali completamente riciclabili. Ci sarebbe anche maggiore attenzione sulla differenziazione.
Tuttavia, non esiste il metodo per conoscere la quantità di rifiuti prodotta, ma solo quella conferita. Questo rischierebbe, in un luogo dove l’attenzione per l’ambiente è ancora molto bassa come nel Salento, di incentivare il sorgere di discariche abusive, dove la gente, nel tentativo di pagare meno tasse, vada a gettare in modo disonesto i rifiuti. Questo avrebbe un altro effetto: siccome il comune in cui si trova la discarica abusiva è tenuto comunque a smaltire quei rifiuti, il risultato sarebbe che quei costi si ripartirebbero tra i contribuenti in modo proporzionale ai rifiuti conferiti. Di conseguenza gli onesti pagherebbero anche per i disonesti.
Allora meglio una tassa più approssimativa sulla dimensione dei locali e degli spazi scoperti. Tuttavia, alla fine della nostra storia, il fatto che sia utilizzato un metodo di calcolo approssimativo avrà poca importanza, in quanto la legge prevede una copertura totale dei costi nello stabilire la tariffa ed il nostro scopo è proprio quello di portare tali costi a cifre molto prossime allo zero.
Inoltre, andrebbe utilizzata la scontistica/rimborso in base alla raccolta differenziata conferita in quanto, oltre a ridurre i costi di raccolta e addirittura aumentare gli introiti derivanti dalla rivendita di tali prodotti, permetterebbe un riequilibrio parziale verso i soggetti più attenti e sensibili al problema, a correzione del metodo di calcolo della tassa che, invece, non permette tale distinzione.
Come ciò possa avvenire tecnicamente, lo vedremo nel prossimo articolo in cui ci occuperemo della raccolta dei RSU.
D.L. n. 201/2011 art. 14 (Istituzione del tributo comunale sui rifiuti e sui servizi) commi:
11. La tariffa è composta da una quota determinata in relazione alle componenti essenziali del costo del servizio di gestione dei rifiuti, riferite in particolare agli investimenti per le opere ed ai relativi ammortamenti, e da una quota rapportata alle quantità di rifiuti conferiti, al servizio fornito e all’entità dei costi di gestione, in modo che sia assicurata la copertura integrale dei costi di investimento e di esercizio. La tariffa è determinata ricomprendendo anche i costi di cui all’articolo 15 del decreto.
13. Alla tariffa determinata in base alle disposizioni di cui ai commi da 8 a 12, si applica una maggiorazione pari a 0,30 euro per metro quadrato, a copertura dei costi relativi ai servizi indivisibili dei comuni, i quali possono, con deliberazione del consiglio comunale, modificare in aumento la misura della maggiorazione fino a 0,40 euro, anche graduandola in ragione della tipologia dell’immobile e della zona ove è ubicato.
17. Nella modulazione della tariffa sono assicurate riduzioni per la raccolta differenziata riferibile alle utenze domestiche.
29. I comuni che hanno realizzato sistemi di misurazione puntuale della quantità di rifiuti conferiti al servizio pubblico possono, con regolamento, prevedere l’applicazione di una tariffa avente natura corrispettiva, in luogo del tributo.























