Negli ultimi tempi, sono state diffuse su Facebook foto e video di due strutture sportive mai ultimate: la piscina e il pallone tensostatico di Racale. A Taviano abbiamo diverse strutture sportive tutte inutilizzate o sottoutilizzate e che in bilancio significano un bel costo per la comunità: la pista di atletica, il palazzetto dello sport, il parco Ricchiello, il centro sportivo a Mancaversa (tutte strutture in stato di abbandono o di semi abbandono di manutenzione). Ma non contenti di tutto questo, gli amministratori di Taviano stanno costruendo un ulteriore centro sportivo in zona Gallari. Che, se oggi suscita orgoglio nei cittadini, domani susciterà sdegno per l’impossibilità di fare l’opportuna manutenzione. Sì, perché i fondi europei hanno questo difetto: aiutano a creare infrastrutture che poi bisogna far produrre, dovrebbero essere occasione di sviluppo. Qui, i fondi europei vengono utilizzati per produrre strutture usa e getta. Finché durano con l’investimento iniziale e poi si abbandonano. Una volta diviso il malloppo, basta! Penso che questa situazione sia presente anche negli altri Comuni dell’Unione. Nessun piano di sviluppo comunale o intercomunale viene seguito. Correre ai ripari dopo è sempre più difficile che partire con un progetto.
Milioni di Euro gettati via.
Quello che tuttavia mi deprime di più è la rassegnazione a questo scempio da parte degli amministratori locali.
E’ sufficiente dire che è colpa di chi ha governato in passato e la propria coscienza è a posto.
Purtroppo, decenni di politica assistenzialista da parte del governo centrale ha ingenerato questo atteggiamento: i problemi spetta sempre a qualcun altro risolverli.
Tuttavia, i tempi stanno cambiando e le spinte verso un federalismo fiscale (giusto o sbagliato che sia) diventano sempre più pressanti. Occorre quindi in tempi rapidi cercare di cambiare la mentalità. Dobbiamo imparare a risolvere i nostri problemi da soli.
Allora, da privato cittadino provo a lanciare una provocazione. Non vuole essere “la soluzione” del problema, né una soluzione. Il mio scopo è quello di stimolare una discussione sull’argomento e cercare delle soluzioni efficaci affinché non ci si rassegni a tanto spreco senza almeno aver provato a dare, a tali strutture, la dignità per cui la comunità europea ci ha dato quei fondi.
Da tempo, con amici, discutevamo su cosa potrebbe essere fatto nell’area dell’Unione dei Comuni Ionica Salentina per attrarre l’attenzione e che non sia stato già fatto da altri. Non abbiamo spiagge di particolare interesse, i centri storici (Felline a parte) non hanno tratti distintivi particolari, la “Città dei fiori” è ormai tale solo nel nome (tutti i turisti mi chiedono: “ma i fiori dove sono?”.
L’idea è di promuovere l’Unione dei Comuni come “Cittadella dello sport” e polo sportivo per tutto il Salento. Un centro sportivo polifunzionale per ritiri per allenamenti, congressi, manifestazioni.
I soldi per il completamento delle opere potrebbero essere recuperati costituendo una società o a capitale misto (pubblico e privato) o solo privato, la componente privata basata, in ogni caso, su un azionariato popolare in modo che gli avvoltoi speculatori possano essere tenuti a bada. Nel primo caso i comuni entrerebbero mettendo come capitale iniziale gli immobili da coinvolgere nel progetto nello stato in cui si trovano; nel secondo caso l’Unione dei Comuni, facendosi carico comunque della promozione dell’iniziativa, dovrebbero concedere lo sfruttamento commerciale delle strutture da parte della società che li andrebbe a completare per un periodo più o meno lungo. In entrambi i casi, dopo aver fatto una stima delle necessità finanziarie, promuoverebbero una vendita di piccole quote di capitale (p.e. pacchetti di 50,00 €). Mettendo come limite massimo per un unico possessore il 5% del capitale sociale.
Realtà di questo tipo sono già presenti in Italia (p.e. Sportilia vicino a Forlì). Lì hanno come attrattiva le colline e tanto spazio verde, noi abbiamo i centri sportivi integrati nelle cittadine, ma il Salento offre oggi un’attrattiva che nessuno ha in Italia.
Si recupererebbero i centri sportivi non ultimati, con buone possibilità di guadagno da parte della società che li gestirebbe. Inoltre, si avrebbe un indotto sull’economia grazie alla possibilità di destagionalizzare il turismo. Infine, si darebbe la possibilità a i salentini di un centro sportivo attrezzato in cui eventuali talenti potrebbero essere seguiti per un avvio ad una carriera sportiva (faccio notare che un’atleta del calibro di Daniele Greco è costretto ad allenarsi in una pista di atletica decadente). Infine, potrebbe essere di richiamo per altri atleti da tutta la Puglia, ma anche da altre parti di Italia. La possibilità di praticare sport in Italia è legata alla sola possibilità di arruolarsi. La selezione e la gestione è affidata al caso e alla caparbietà degli atleti.
Visto che si parla tanto di unire i comuni, sarebbe anche l’occasione per mettere alla prova le comunità sulla capacità di lavorare insieme su un progetto.























